Trascorrere una giornata a Nùoro tra Mostre e Musei

Percorso tematico // Una giornata a Nùoro tra mostre e musei


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PERCORSO TEMATICO // Nùoro tra mostre e musei

Nùoro 27 Giugno - 11 Luglio

Con questo percorso, ti guideremo tra i musei e le mostre di maggiore interesse, attualmente presenti in città. Potrai tranquillamente percorrere l'intero percorso a piedi o se preferisci in bicicletta.  Ti consigliamo inoltre di dare uno sguardo agli altri Eventi in corso a Nùoro, e i Monumenti lungo il percorso, potrai in questo modo rendere più interessante e gradevole la tua permanenza in città. Ti suggeriamo inoltre dove poter mangiare, i bar dove poter fare una piccola pausa, le pasticcerie, le attività enogastronomiche e i laboratori artigianali dove poter assaggiare e acquistare i migliori prodotti tipici del nostro territorio. 

Alcuni consigli utili >> 



TAPPA N.1 - (tempo stimato visita 0.30h)
Museo Etnografico Sardo // Mostra Fotografica "Tràmudas Sos Sardos in su mundu - Migrazioni I Sardi nel mondo
Orari: 10:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00
Lunedì: chiuso

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Come prima tappa ti proponiamo la visita della Mostra Fotografica “Tràmudas – Sos sardos in su mundu” di Antonio Mannu, al Museo Etnografico Sardo,  La mostra “Migrazioni – I sardi nel mondo”, nasce da una documentazione raccolta nell’ambito del progetto “Migrazioni – in viaggio verso i migranti di Sardegna”, una ricerca sulla migrazione sarda contemporanea realizzata dall’Associazione Ogros. Alla ricerca hanno lavorato Andrea Deiana, Antonio Mannu, Tao Mannu, Luis Murrighile e Paola Placido. 
L'iniziativa è realizzata dall'ISRE in collaborazione con l'Associazione Ogros.



TAPPA N.2 - (tempo stimato visita 1.00h)
Museo Etnografico Sardo
Orari: 10:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00
Lunedì: chiuso

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Come seconda tappa rimaniamo sempre al Museo Etnografico Sardo per visitare l'esposizione permanente.  Il Museo etnografico sardo è il maggiore museo etnografico della Sardegna nonché l'unico istituto museale di diretta emanazione della Regione Sarda e rivolge la propria attività di documentazione e ricerca non solo alla città di Nuoro ma a tutta la Sardegna.

Il Museo come luogo di rappresentazione generale della vita tradizionale dell'isola che rimanda a una rete di musei locali quali strutture specializzate per tematica o per territorio. L' attuale percorso si snoda attraverso tre aree: una grande sala che ospita gran parte delle tipologie delle raccolte, divise in sezioni; una saletta dedicata agli strumenti musicali ed una sezione dedicata al carnevale barbaricino, costituita da tre sale.

Le collezioni comprendono circa 8.000 reperti, prevalentemente abiti, gioielli, manufatti tessili e lignei, armi, maschere, pani, strumenti della musica popolare, utensili.



TAPPA N.3 - (tempo stimato visita 1.00h)
SPAZIO ILISSO - Arte Archivi Museo / Mostra Marianne Sin-Pältzer - Paesaggi umani
Orari: 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00
Lunedì: chiuso / Martedì: chiuso la mattina

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Come terza tappa ti proponiamo il nuovissimo  Spazio Ilisso. A due passi dalla Piazza Sebastiano Satta, nella storica villa Papandrea. Uno Spazio interamente dedicato alle arti realizzato dalla Ilisso Edizioni grazie ai Trentacinque anni di attività e un lavoro sistematico di storicizzazione di tutta l’arte, la cultura materiale, la letteratura sarda e le produzioni locali. Una storia editoriale che offre un catalogo di oltre 600 titoli, 70 mostre, e un vasto archivio fotografico e documentale.

Arte Archivi Museo è museo della scultura del Novecento, ma anche un Archivio sulle arti applicate e sulla Fotografia, con un allestimento che si articola nel piano terreno dell’edificio e negli ampi giardini, sempre aperti al pubblico come piazza verde e luogo di incontro. Il primo piano dedicato a mostre temporanee inerenti la ricerca e le relazioni fra le arti visive, declinate nei differenti ambiti espressivi del contemporaneo.

Il Museo inaugurato con una mostra di Marianne Sin-Pältzer "Paesaggi umani", la grande fotografa tedesca che ha vissuto per un decennio nella città di Nùoro.

La Sardegna e i suoi paesaggi, che vengono qui rappresentati da scatti epocali, iconici, di valore assoluto, per Marianne Sin-Pfältzer sono stati un costante riferimento, tale da condurla a scegliere di strascorrere gli ultimi anni di vita a Nuoro. L'Isola è stata capillarmente indagata dalla fotografa, innamorata anche della sua cultura materiale tanto da diventarne promotrice con mostre da lei stessa organizzate, a partire dagli anni Cinquanta.

Ma la Sardegna è solo uno dei cuori tematici proposti in questa mostra. Un altro, forse il più importante per il taglio internazionale e per la sua attualità nel dibattito contemporaneo, affronta con forza alcune ricerche legate alle problematiche razziali, ecologiste e animaliste. Temi che Marianne Sin-Pfältzer ha maturato con sempre maggiore coinvolgimento, schierandosi a difesa delle disparità e diversità, sostenendo l'importanza della cultura e dell'educazione come strumento di emancipazione individuale per la costruzione di un giusto equilibrio nella società. Con i suoi scatti, la fotografia lotta contro la discriminazione razziale, sociale e religiosa e in difesa della fragilità della natura dei minori, e così delle culture altre. Istanza che per lei saranno, dalla seconda metà degli anni Sessanta, il perno fondamentale attorno al quale far ruotare i propri interessi e su cui investe tutto, anche le risorse personali, un passo non privo di risvolti familiari dolorosi. In mostra si è dato dunque ampio spazio a quegli aspetti oggi capaci di gettare nuova luce sull'intera opera fotografica di Marianne Sin-Pfältzer, dalla quale emerge preponderante l'attenzione verso il mondo dei bambini, che ritrae costantemente nei suoi viaggi e soggiorni internazionali.  Il percorso espositivo si completa con un approfondimento sulla sua attivitàdi designer, sponda alla quale approda da ultimo, quando avverte la progressiva mutazione della professione di fotografa. Marianne Sin-Pfältzer dagli anni Ottanta spinge quindi la fotografia verso ambiti produttivi nei quali è una vera sperimentatrice; i suoi primi esiti, ancora di impostazione artigianale, vengono presto surclassati dall'avvento prepotente della tecnologia, che rimodella e trasforma soprattutto il medium fotografico analogico a cui lei rimane comunque legata.

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TAPPA N.4 - (tempo stimato visita 1h)
Casa Natale di Grazia Deledda
Orari: 10:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00
Lunedì: chiuso

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La quarta tappa  nell'antico quartiere dei pastori "Santu Predu" per visitare la Casa Museo del premio Nobel Grazia DeleddaIl museo realizzato secondo lo schema e i canoni proposti dal romanzo autobiografico Cosima. L'edificio oggi non fornisce solo una chiara esposizione di uno spaccato della vita della Deledda ma rende anche l'idea di come dovesse essere la vita in quel periodo, per quanto si tratti di una famiglia benestante. La casa si articola su tre livelli; non è stato possibile a causa della struttura stessa della casa abbattere le barriere architettoniche. Al piano terra troviamo la grande cucina, con la porta che conduce al cortile dal quale nel grande giardino; al secondo piano abbiamo la dispensa che contiene tutte le provviste per la famiglia che vengono cambiate a seconda della stagione. Al terzo livello infine troviamo la camera da letto e lo scrittoio che è stato recentemente arricchito dalle carte originali del Nobel.  

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TAPPA N.5 - (tempo stimato visita 1h)
Museo MAN - Mostra "Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale, a cura di Luca Scarlini"
Orari: 10.00 - 19.00
Lunedì: chiuso

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Come quinta e ultima tappa una visita al MUSEO MAN.

La mostra Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale, a cura di Luca Scarlini, che avrebbe dovuto inaugurare lo scorso 13 marzo, è pronta ad accogliere i visitatori da venerdì 29 maggio e sarà visitabile sino a domenica 15 novembre 2020.


Attraverso il lavoro di artisti, musicisti e intellettuali, la rassegna rappresenta un’ampia e articolata indagine storiografica e culturale che rivela la relazione tra Sardegna e Piemonte, dal 1720 agli anni Sessanta del Novecento, raccogliendo una varietà di opere d'arte, documenti, manufatti, testi letterari, illustrazioni, ceramiche, fotografie e spartiti musicali, provenienti da prestigiose istituzioni italiane.
Completa la mostra una sezione dedicata all’animazione curata da Fondazione Sardegna Film Commission che, in collaborazione con il MAN, ha sviluppato quattro format sperimentali di corti d’animazione dedicati agli illustratori sardi attivi in Piemonte nel Novecento.
La mostra svela un volto inedito del Regno di Sardegna, un regno segreto, ricco di storie non ancora esplorate e fatto di prolifici incontri e grande mobilità, narrato per lo più in termini polemici dalla storiografia sarda e con numerosi equivoci da quella piemontese.
La relazione tra le due regioni iniziò infatti nel 1720, quando l’isola divenne sabauda, e da allora gli scambi e le transazioni culturali tra i due territori si intensificarono sempre più, determinando un’epoca di movimenti di persone, oggetti e idee che cambiò profondamente il destino di Sardegna e Piemonte e avrebbe contribuito alla costituzione del Regno d'Italia e allo sviluppo di una cultura nazionale. 

La mostra è corredata da un ampio catalogo monografico edito da Ilisso che raccoglie saggi inediti appositamente commissionati a importanti autori e scrittori sardi e piemontesi quali Marcello Fois, scrittore, commediografo e sceneggiatore, Gianni Farinetti, giallista, sceneggiatore e regista, Maria Paola Dettori, storica dell’arte, Luciano Marrocu, storico e scrittore, e Luigi Fassi, direttore del MAN.



TAPPA N.6 - (tempo stimato visita 0.20h)
MancaSpazio - Mostra "Per una vera, mille sono finte" - Vincenzo Pattusi
Orari: 17.00 - 20.00
Domenica e Lunedì: chiuso

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Ci spostiamo nel cuore dell'antico quartiere Santu Predu, nella piazza del Rosario per visitare "Per una vera, mille sono finte", mostra personale di Vincenzo Pattusi a cura di Chiara Manca e Cecilia Mariani, è la seconda tappa del più ampio progetto espositivo che nel corso del 2020 vede coinvolti altri tre artisti accomunati dall’origine nuorese – Gianni Casagrande, Vincenzo Grosso, Ruggero Baragliu – chiamati a confrontarsi con un’eredità concettuale forte quale quella del romanzo postumo Il giorno del giudizio (1977) di Salvatore Satta (1902-1975), e dunque con l’identificazione del capoluogo barbaricino con un metaforico “nido di corvi”. Un (pre)concetto identitario, questo, di per sé negativo ma difficilmente ignorabile, con cui la stessa intelligentsia
locale, nei decenni più recenti, ha fatto dei conti un po’ approssimativi, quasi si trattasse di un mantello ancora troppo caldo per quanto ruvido, confortevole perché recante la traccia della
propria impronta.
Prendendo le mosse da Krähen. Ein Portrait, volume del 2013 del tedesco Cord Riechelmann pubblicato nella sua versione italiana da Marsilio nel 2019 all’interno della collana Storie Naturali, è stato chiesto agli artisti di compiere la stessa operazione di ribaltamento compiuta dallo studioso: come lui, dopo anni di osservazione diretta dei volatili e di confronto con la comunità scientifica, è stato in grado di smentirne la pessima fama materiale e immateriale, così loro si sono relazionati con un pregiudizio simbolico ostinato e limitante per una città che proprio per l’anno 2020 aveva voluto proporsi in qualità di capitale italiana della cultura. Alla pari dei corvi abissini
(corvus crassirostris), che hanno l’abitudine di sostare sul tetto di quella che ad Harar fu la casa del poeta Arthur Rimbaud, si sono posati metaforicamente sulle tegole del magistero sattiano:
chiamati a concepire una o più opere a partire dalle argomentazioni esposte nel testo di Riechelmann e da un volume inteso anche come oggetto-libro, hanno dato la loro personale interpretazione del tema; un modo concreto, questo, per affermare l’esistenza di un processo creativo in corso e la propria originale presenza al suo interno, sia attraverso la rielaborazione di un’origine urbana e culturale comune, sia tramite il filtro specifico del proprio tratto, segno, intervento. Un volo evidentemente ambizioso, insomma, alla ricerca di prospettive nuove, più aeree, più alte.
La mostra di Vincenzo Pattusi propone una recente e nutrita selezione di lavori che ben si prestano a una riflessione di ampio respiro sul concetto complesso di identità, affiancati a un collage e a
cinque dipinti inediti concepiti per l’occasione e da cui si evince la percezione di una Nuoro ancora profondamente calata nelle atmosfere descritte da Satta più di quattro decenni fa. Rielaborati e
trasfigurati, nidi e corvi ricorrono su carta, su tela e su tavola carichi di simbologie antiche, significati metaforici, allusioni e ambivalenze la cui decodifica si affida di volta in volta alla sensibilità e all’immaginazione del visitatore. Una soluzione esaustiva e definitiva, pertanto, non può che risultare impossibile e sfuggente, proprio come la forma di una nuvola: perché “per una vera, mille sono finte”.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue con testi di Chiara Manca e Cecilia Mariani, progetto grafico di Sara Manca, traduzioni in inglese di Shahrazad Hassan e fotografie di Nelly Dietzel.